Le mie ricerche e studi - Yogadarsana

Yogadarsana :
La Visione
dello Yoga...
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Le mie ricerche e studi

Sri Aurobindo
Guida Pratica allo Yoga Integrale
(dalla corrispondenza di Sri Aurobindo con i discepoli)
Le Difficoltà
Le difficoltà iniziali
Agli inizi, il progresso è sempre ostacolato da difficoltà e, finché l’essere non è pronto, le porte interiori rimangono chiuse. Se ogni volta che meditate, sentite la quiete e i bagliori della luce interiore, se l’intimo vi attrae in modo tale da diminuire l’influsso esteriore e le perturbazioni vitali si affievoliscono, avete già compiuto un notevole progresso !
Il cammino dello Yoga è lungo, ogni palmo di terreno deve essere conquistato vincendo una grande resistenza e le qualità più necessarie al sadhaka sono una pazienza e una perseveranza invariabili e un’incrollabile fede malgrado tutte le difficoltà, tutti ritardi e gli apparenti insuccessi.

Gli ostacoli sono normali all’inizio della sadhana, provengono da una natura non ancora abbastanza ricettiva. Bisogna scoprire se l’ostacolo si nasconde nella mente o nel vitale, cercando d’ampliare la coscienza in quel punto di noi stessi, di portarvi maggiore pace e purezza e, nella pace e nella purezza, offrire sinceramente e totalmente al Potere Divino questa parte dell’essere.
Ogni componente della nostra natura vuol continuare i vecchi movimenti e rifiuta, per quanto può, di accettare un cambiamento e un progresso radicali, perché lo sottoporrebbero a qualche cosa di superiore ad esso, capace di privarlo della sovranità nel proprio dominio, del proprio impero separato. Per questo la trasformazione è un processo lungo e difficile.
E’ necessario che osserviate e conosciate i falsi movimenti in voi, perché sono la sorgente delle vostre difficoltà e devono essere respinti con persistenza, se volete essere liberati. Tuttavia non pensate sempre ai vostri difetti e ai vostri errori. Concentratevi piuttosto sulla forma ideale che volete raggiungere, sulla meta che è davanti a voi, certi del successo finale.
Osservare continuamente le proprie colpe e i propri falsi movimenti genera depressione e scoraggia la fede, volgete piuttosto lo sguardo verso la luce che sopraggiunge, anziché verso l’oscurità presente. La fede, il buonumore, la fiducia nella vittoria finale sono degli aiuti, in quanto facilitano e affrettano il progresso finale.

Difficoltà mentali:  tre esercizi
L’intrusione di pensieri di ogni sorta che tanto vi disturba durante la meditazione non è dovuta alle forze ostili, bensì alla normale natura della mente umana. Tutti i sadhaka incontrano la stessa difficoltà e molti per un lunghissimo periodo di tempo.
Vi sono diversi modi per liberarsene. Uno consiste nell’osservare i propri pensieri senza approvarli,
osservando la natura della mente umana così come essi ce la rivelano, lasciando che a poco a poco si esauriscano. E’ il procedimento raccomandato da Vivekananda nel suo “Rajayoga”.  
Un altro metodo consiste nel guardare i pensieri come  se non ci appartenessero, divenendo il "Purusha - Testimone" , che si tiene staccato e rifiuta il suo consenso. I pensieri sono considerati come provenienti dal di fuori, dalla realta esterna (Prakriti) , e si deve sentirli come viandanti che attraversano lo spazio mentale, con i quali non si hanno rapporti e ai quali non ci si interessa minimamente. In questo modo, dopo un certo tempo, la mente si divide generalmente in due parti:
il testimone mentale che osserva, pur rimanendo perfettamente indisturbato e tranquillo, e l’oggetto della osservazione, la Prakriti, attraverso la quale passano e vagano i pensieri. Dopo di che si può cominciare a tranquillizzare o a ridurre al silenzio anche quest’altra parte.
Vi è un terzo metodo attivo, mediante il quale ci si sforza di vedere da dove vengono i pensieri, e ci si accorge ce non vengono dall’interno bensì dall’esterno della testa, per così dire. Se si riesce a scoprirli mentre vengono, basta respingerli completamente, ancor prima che entrino. E’ forse il metodo più difficile e non tutti possono metterlo in pratica, ma se ci si riesce è la via più breve per arrivare al silenzio.
Le difficoltà vitali
Nella maggior parte degli esseri umani il vitale inferiore è pieno di gravi difetti e di impulsi che rispondono alle forze avverse. Una costante apertura psichica, il persistente rifiuto di questi influssi e delle suggestioni ostili, l’accettazione della calma, della luce, della pace e della purezza del potere della Madre, finiranno col liberarvi da questi attacchi.
Siate tranquilli, sempre più tranquilli, considerate tali influssi non come facenti parte di voi stessi ma come intrusi, separatevene, chiudete loro la porta e rimanete in uno stato di serena fiducia nel Potere Divino. Se il vostro essere psichico invoca il Divino e la vostra mente chiede con sincerità di essere liberata dalla natura inferiore e da tutte le forze ostili, se potete chiamare il potere della Madre nel vostro cuore e affidarvi ad esso più che alla vostra forza, l’assalto sarà finalmente debellato e la forza e la pace prenderanno il suo posto.
La natura inferiore è ignorante e non divina, in se stessa non è ostile alla Luce e alla Verità, ma chiusa al loro influsso. Le forze ostili non solo solamente non divine, ma anti divine. Esse si servono della natura inferiore pervertendola, riempiendola di movimenti distorti e in tal modo influiscono sull’uomo, tentando di entrare in lui e di possederlo, o comunque di dominarlo completamente. Liberatevi dall’opinione eccessivamente cattiva
che avete di voi stessi e dall’abitudine di lasciarvi deprimere dal senso del peccato, dalle difficoltà dagli insuccessi. Sono sentimenti che non offrono nessun aiuto reale, al contrario, sono un immenso ostacolo che impediscono il progresso. Essi appartengono alla mentalità religiosa e non alla mentalità yogica.
Lo yogi dovrebbe considerare tutti i difetti della natura con movimenti della Prakriti inferiore, comuni a tutti, e rifiutarli con calma, fermezza e costanza, con l’assoluta fiducia nel Potere divino, senza debolezza, depressione o trascuratezza, senza ansia, impazienza o violenza . La regola, nello Yoga, non è di lasciarsi abbattere dalla depressione, bensì di staccarsene, di scoprirne la causa sopprimendola, perché la causa è sempre in noi stessi: forse un difetto vitale in qualche parte dell’essere, un cattivo impulso che si tollera o un desiderio triviale che provoca un indietreggiamento, sia che lo si soddisfi sia che lo si deluda. Nello Yoga, molto spesso, un desiderio soddisfatto, un falso movimento accettato, causano un arretramento peggiore di un desiderio deluso.

E’ necessario che viviate più profondamente nell’intimo e meno nel vitale e nella mente esteriore, che è esposta a questi contatti. L’essere psichico profondo non può esserne sopraffatto, esso è vicino al Divino e vede i piccoli movimenti di superfice per quello che sono: superficiali, estranei alla realtà dell’Essere.  
Il vostro modo di comportarvi di fronte alle difficoltà ed ai cattivi impulsi che vi assalgono, fa presumere che commettiate l’errore d’identificarvi troppo con essi e di considerarli come parte della vostra natura. Dovreste, al contrario, ritirarvi, staccarvi e dissociarvi da essi, considerandoli come movimenti della natura inferiore universale, imperfetta ed impura, come forze che entrano e tentano di fare di voi il loro strumento di espressione. Staccandovi e dissociandovi in tal modo potrete più facilmente scoprire e vivere sempre più in quella parte di voi, che questi moti non possono né attaccare né turbare perché le sono estranei; essa rifiuta loro automaticamente ogni consenso e si sente sempre rivolta verso le forze divine e le regioni superiori di coscienza, ed è in contatto con esse. Trovate questa parte del vostro essere e vivete in essa. Essere capaci di farlo è il vero fondamento dello Yoga.

Le imperfezioni
La presenza di imperfezioni anche gravi e numerose non potrà costituire un impedimento permanente al progresso nello Yoga…. Se l’imperfezione fosse un ostacolo, nessuno potrebbe riuscire nello Yoga, perché tutti sono imperfetti e, per quel che ho visto, non sono certo che i più dotati per lo Yoga non sono proprio quelli che hanno o hanno avuto le più grandi imperfezioni. Suppongo che conosciate il commento di Socrate sulla propria natura. Molti grandi Yogi potrebbero dire altrettanto della loro natura umana iniziale. Nello Yoga, l’unica cosa che conta veramente è la sincerità e con essa la pazienza di perseverare sul cammino intrapreso. Molti, anche senza questa pazienza, giungono  ugualmente alla meta, perché nonostante la ribellione, l’impazienza, la depressione, lo scoraggiamento, la stanchezza, la temporanea perdita di fede, una forza più grande del loro essere esteriore, cioè la forza dello spirito, li spinge comunque attraverso le tenebre verso la meta che si sono prefissi.  Le imperfezioni possono essere scogli che causano brutte cadute temporanee, ma non un ostacolo permanente. La durata del periodo d’oscurità non è una ragione sufficiente perché perdiate fiducia nelle vostre capacità e nel vostro destino spirituale. Credo che l’alternarsi di periodi oscuri a periodi luminosi rappresenti una esperienza comune a quasi tutti gli Yogi, tranne rarissime eccezioni. Se si cercano i motivi di questo fenomeno, così sgradevole per la nostra impaziente natura, se ne troveranno, due principali. Il primo è rappresentato dalla coscienza umana che non può sopportare una continua discesa di Luce e di potere di Ananda , oppure non può riceverli e assimilarli nel medesimo tempo perché ha bisogno di un periodo di assimilazione, che però poi prosegue nel tempo per prepararla ad una nuova discesa. La seconda causa è una resistenza della natura umana che non è pronta e che forse non vuole cambiare, e che più o meno apertamente fa sorgere ostacoli. Spesso è una forte abitudine mentale e vitale, oppure una momentanea inerzia della coscienza. E’ difficile ma si può riuscire a scoprirla e riconoscerla per abbreviare notevolmente i periodi di oscurità.  Comunque in ogni caso il potere divino continua velatamente il suo lavoro e un giorno, forse nel momento in cui meno ce lo aspettiamo, l’ostacolo viene abbattuto, le nubi si dissolvono e torna a splendere il sole.  Il migliore atteggiamento in queste circostanza, se si riesce ad assumerlo, è di non tormentarsi, di non scoraggiarsi, ma di perseverare tranquillamente e di mettersi  il più possibile aperti alla luce aspettando la sua venuta. Ho notato che in tal modo la durata della prova viene abbreviata. Dopo, quando l’ostacolo è scomparso, ci si accorge che si è compiuto un grande progresso e che la coscienza ha notevolmente accresciuto la sua capacità di ricevere e di trattenere. Le prove  e le difficoltà della vita spirituale ricevono sempre la loro ricompensa.  
(Continua…)

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E' tempo di esami e verifica del proprio livello di crescita...

Ci sono dei momenti della vita in cui ognuno deve cercare di tirar fuori il meglio di se … E deve  mettere in pratica quello che ha imparato  in teoria o solo mentalmente … O che ha solo studiato sui libri...o che ha sentito solo raccontare dai propri genitori.
Momenti in cui il mondo sembra ci crolli addosso e non possiamo e non vogliamo lasciarci schiacciare … Ma resistere ci chiede uno sforzo che non avevamo mai fatto o immaginato.
Eppure , anche se nessuno a mente fredda si augurerebbe momenti del genere … Sono gli unici momenti nella nostra vita che sono in grado di farci capire se siamo in grado di crescere , evolvere , modificarci, per fronteggiare le nuove situazioni che la vita ci sta sottoponendo ... Gli esami di "maturità" in un certo senso, quelli in cui possiamo capire quanto realmente siamo pronti e crediamo in noi stessi ... o no .
Quelli in cui non possiamo più fingere, mascherarci , e che fanno venire fuori la nostra reale condizione , davanti a noi stessi , ma anche nei confronti con gli altri.
I momenti in cui siamo costretti a guardare le nostre paure negli occhi , e a non nasconderle più sotto il tappeto dei comportamenti , o a buttarle e nasconderle dentro lo zaino dei ricordi, sulle nostre spalle sempre più pesanti e curve...
Chi supera questi "esami" , spesso poi a mente fredda riesce a capirne il valore , perché sente che qualcosa , o molto , di se stesso è cambiato .
Chi ha la fortuna di seguire con "serietà ed impegno" una disciplina di ricerca e studio di se stesso come ad esempio lo Yoga , potrebbe  capire che i momenti complicati e difficili ,come questi che stiamo vivendo , sono proprio un "ostacolo" importante , sul proprio percorso che richiederà un impegno in grado di valutare "davvero" il livello della nostra pratica quotidiana  e della nostra crescita.
Siate forti e lucidi e restate in contatto con tutti quelli che vi infondono fiducia e ottimismo e non mollano … Proprio come voi !
OmShanti
Franco

“Domani, continuerò ad essere. Ma dovrai essere molto attento per vedermi. Sarò un fiore o una foglia. Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto. Se sarai abbastanza consapevole, mi riconoscerai, e potrai sorridermi. Ne sarò molto felice.”
THICH NHAT HAN

https://www.facebook.com/francodimantova/posts/3583442821771476

                        
 Le relazioni Psico-Fisiche della Colonna Vertebrale
  
I muscoli e le ossa sono sotto il controllo della volontà e danno la possibilità di spostarsi nello spazio e la possibilità di agire nell’ambiente, ma le patologie che limitano la mobilità dell’apparato locomotore dal punto di vista biologico, indicano anche una limitazione della mobilità psichica, cioè la presenza  di un disagio inconscio che inibisce in parte una vita di relazione completa , costringendo spesso la persona ad una limitazione dei movimenti e della liberta espressiva .
 
I muscoli in genere , indicano forza, potenza, possibilità di conquista del mondo esterno, mentre le ossa, danno stabilità e struttura, rendono possibile la stazione eretta .
 
Il  modo di dire “farsi le ossa”  fa pensare che  l’ossificazione è importante per la sia per la sopravvivenza all’inizio della vita che negli anni della crescita per dare sostegno alla persona e poi comunque alla sopravvivenza.
 
Sostenersi e vivere sarebbe pressoché impossibile senza le ossa e una insufficiente ossificazione (osteomalacia, osteoporosi) rendono la vita molto disagiata e limitante .
 
 
L’apparato osseo-muscolare, determina la postura e il portamento di una persona, che sono indicatori comunque importanti delle caratteristiche di personalità dell’individuo : per esempio la gobba, costringe a guardare verso il basso costringendo ad un atteggiamento di umiltà.
 
Da tener presente che la stazione eretta e il guardare verso l’alto sono la tappa fondamentale dell’evoluzione, e  ciò che altera la postura indica quindi regressione non solo fisica ma anche psichica: Il corpo parla attraverso la postura e l’atteggiamento !
 
 
 
 
 
Fig.1
 
 
 
NELLO YOGA LA SPINA DORSALE  E’ IL CENTRO
 
Non esistono giovani e vecchi, esistono solo persone con una spina dorsale giovane e persone con una spina dorsale vecchia“. Qualunque praticante di yoga, in particolare nella sua versione Hatha, quella più ‘fisica’, si è probabilmente sentito ripetere molte volte questo detto.
 
Una colonna vertebrale sana e agile ha un impatto incalcolabile sulla vita di chiunque. Riuscire a mantenere una posizione correttamente eretta, per chi è in tarda età ma anche per chi passa ore della giornata davanti a un computer o alla guida di un’automobile, evita rigidità, scoliosi, sciatica, tensioni cervicali, mal di testa eccetera. Gli antichi yogin sapevano bene quanto fossero molesti questi disturbi. Nei secoli di perfezionamento della pratica hanno dedicato enormi attenzioni a mettere a punto i movimenti più adatti a preservare da inutili sforzi la colonna vertebrale. Vanno in questa direzione sia l’invito a sollevarsi da una posizione sdraiata poggiandosi sempre prima su una spalla, sia il continuo richiamo degli insegnanti di yoga ad assumere le molte posizioni a gambe incrociate o in piedi con collo e schiena rigorosamente dritti.
 
Riuscire a stare in piedi in posizione corretta – insieme a un’opportuna tonicità dell’addome – è il segreto che permette al corpo di mantenere il proprio baricentro qualche centimetro davanti alla terza vertebra lombare.
 
Cioè esattamente dove dovrebbe essere. Così il corpo è perfettamente bilanciato e il suo peso si scarica a terra nel modo corretto, senza costringerci a curvarci.


 
 
 
Fig.2
 
Ma come mostra la Fig.2 , basta un piccolo disallineamento già della testa e del collo , come quello per leggere o guardare uno smartphone o uno schermo , che la tensione muscolare di trazione dei muscoli di sostegno cervicali e dorsali per compensare la nuova posizione della testa , arriva ad uno sforzo di oltre 2 Kg ! Moltiplicato per i minuti per cui si protrae , si può facilmente immaginare che sforzo e indolenzimento comporta durante il giorno…
 
Così come la posizione scorretta del bacino , non tenuto nella posizione neutra , ma spesso in retroflessione , cioè con la linea delle anche indietro rispetto al pube , con il relativo appiattimento eccessivo della curva lombare , come nelle posizioni di seduta scorretta  e di camminata scorretta,  comportano un eccessivo affaticamento e compressione delle vertebre e muscolature lombo-sacrali , e anche dorsali nella camminata scorretta, come in  Fig.3 e Fig.4
 

 
Ma se le 4 curve della colonna esistono proprio al fine di una maggiore elasticità nell’incedere del passo e della corsa , ed anche per  una maggiore capacità di elevazione verso l’alto ,  se si vuole invece una maggiore stabilità verso il terreno come insegnano alcune discipline marziali orientali , allora è necessario al contrario , abbassare il baricentro flettendo un po’ le gambe e addrizzare la curvatura lombare in retroflessione del bacino proprio per sentire questo radicamento verso il basso indispensabile nei movimenti di discipline come il Tai Chi Chuan.
 
Meru Danda la Colonna Vertebrale portante del nostro corpo nello Yoga.
 
Nello Yoga molte asana  sono un vero toccasana per la nostra colonna vertebrale. Ma è chiaro che, come sempre parlando di yoga, la postura e il movimento del corpo assumono una serie di significati ben più complessi di quelli che si possono ritrovare nei comuni esercizi di ginnastica, ma il percorso di conoscenza interiore tipico dello yoga , ha un obiettivo ben più profondo che non il ‘semplice’ benessere del corpo.
 
Gli antichi maestri yoga avevano dato alla colonna vertebrale il nome di :          Meru Danda(Colonna di Meru) , proprio come il monte “Meru” che si trova sul massiccio dell’Himalaya. Un luogo considerato da diverse religioni orientali come il centro spirituale dell’universo. Un modo per rimarcare come anche il centro del nostro piccolo mondo di uomini si inserisca all’interno di una visione ben più allargata dell’esperienza umana. Infatti una colonna vertebrale dritta ha il pregio di disporre in modo corretto Sushumna, il canale in cui passano le energie sottili e che collega i chakra, i centri energetici dello yoga. Il primo, Muladhara, è situato nel plesso sacrale, quello più in alto è Ajna, sulla fronte, tra le due sopracciglia. Sono tutti collegati a Sahasrara, alla sommità del capo, il luogo della massima consapevolezza che è diverso da tutti gli altri centri delle energie sottili.
 
Quanto detto lo possiamo ritrovare anche nel  simbolismo del corpo  nella tradizione dei CHAKRA secondo gli antichi testi indiani e tibetani.
 
Nel modello dei chakra il serpente è la Kundalini che riposa addormentata nel primo chakra alla base della colonna vertebrale umana e rappresenta la forza spirituale nel corpo umano. Quando viene risvegliata e sale verso l’alto lungo la spina dorsale diventa simbolo di illuminazione e del ritorno a Dio dall’attaccamento alla materia.
  

 
Quando i conflitti irrisolti e i blocchi di energia si accumulano, uno degli organi più esposti è la colonna vertebrale: la lombalgia rivela un sovraccarico di responsabilità e il dolore costringe al riposo, l’osteoporosi indica un diradarsi delle strutture di sostegno anche a livello psichico, la scoliosi può indicare una rassegnazione distruttiva che curva la schiena.
 
Le articolazioni permettono di muoversi ma i dolori articolari limitano i movimenti fino al totale irrigidimento, che rispecchia l’irrigidirsi anche a livello comportamentale, intellettuale, affettivo
 
L’aggressività non espressa o non completamente espressa, viene manifestata a livello motorio come infiammazione delle articolazioni (l’emozione “infuocata” viene manifestata attraverso il calore e il dolore presenti nell’artrite).
 
 
Camminare eretti è una facoltà esclusiva dell’uomo, resa possibile dalla curvatura del piede, diversa da qualsiasi altra creatura vivente. La posizione eretta non è solo una tappa filogenetica,  ma anche evolutiva, per cui ogni uomo si deve riguadagnare la posizione eretta nel corso della vita, come dimostrano le varie fasi di sviluppo individuale dall’infanzia alla vecchiaia.
 
 
 
   
  
Con l’acquisizione della posizione eretta si è raggiunto anche l’uso libero degli arti superiori, che con una vita eretta e l’elevazione della testa permettono all’uomo di affrontare nuove sfide sia fisiche che psichiche ed evolvere verso una crescita completa.
 
 
Ma tutti i pesi, fardelli ,responsabilità, portano la colonna vertebrale al centro di conflitti che possono rimanere inconsci ed estrinsecarsi somaticamente con il dolore provocato dalla tensione della muscolatura paravertebrale lombare o dallo schiacciamento dei dischi intervertebrali.
 
Il peso può essere eccessivo ,l’anello fibroso cede provocando un’ernia che ci rivela una pressione eccessiva  sulla colonna vertebrale: si diviene incapaci di muoversi e di lottare, si vorrebbe gridare di dolore( lombosciatalgia ).
 
 
 
 
 
Si perde di elasticità, l’erniazione preme sulle radici nervose provocando anche paralisi delle gambe, della vescica, dell’intestino…
 
Il nucleo molle dovrebbe essere liberato dalla pressione non solo a livello fisico, ma anche a livello psichico…
 
La lombalgia insorta acutamente è detta colpo della strega, da chi si lascia ”incantare” e porta pesi non suoi, e non sa resistere all'”incanto”, riceve un colpo improvviso ( come una magia stregante…) da dietro che gli fa perdere la mobilità e libertà, e nello stesso momento, con l’immobilità lo sottrae proprio ai carichi subiti e sopportati …
 
Scrive così il dott. Klaus Thomann” Il contrasto fra la nostra condizione psicologica e l’immagine che dobbiamo dare di noi stessi all’ambiente circostante, crea una tensione ancora maggiore sulla schiena , tanto che un soggetto magari già depresso ,costretto a dimostrarsi forte e determinato , finirà per tendere all’inverosimile i muscoli dorsali , lombari e cervicali!...Se i pazienti invece scoprono che la loro postura è correlata alla loro condizione psicologica hanno molte più possibilità di guarire , proprio agendo contemporaneamente sulla propria postura e sul proprio corpo-mente…”
 
 
Dato che queste affezioni costringono al riposo, è bene sempre ascoltare le esigenze del corpo, e abbandonare i pesi superflui e le responsabilità eccessive  a favore di una gestione dei carichi più proporzionata alle nostre capacità e ad un maggior tempo di riposo e recupero delle energie spese…
 
 
 
LA COLONNA VERTEBRALE: UN CENTRO ENERGETICO
 
Un chakra (una ruota di energia) è un incrocio di vie energetiche, un punto nodale, un centro di energia, una porta, un turbine o un vortice e molto di più. A livello scientifico i chakra sono ancora completamente sconosciuti, poiché gli odierni strumenti di misura sono ancora troppo grossolani per essere in grado di percepire le vibrazioni più sottili.
 
I chiaroveggenti e i radioestesisti possono misurare questi centri di energia, la cui esistenza è descritta da migliaia di anni. Anche la moderna fotografia dell’aura può mostrare solo in parte questi campi energetici e rappresentare i centri di energia dell’uomo.
Nuovi apparecchi di misurazione vengono comunque inventati in continuazione. Si pensi che 25 anni fa, sull’agopuntura in Europa erano tutti scettici al riguardo, pensando che cose del genere non esistessero, nonostante venissero insegnate da secoli in Estremo Oriente. Oggi l’agopuntura è un metodo curativo riconosciuto, e insegnato nelle Università di tutto il mondo e praticato da tantissimi medici.

 
Ogni punto di agopuntura è in realtà un piccolo chakra e l’uomo è attraversato da meridiani e canali energetici come lo è dai vasi sanguigni. La principale via energetica nell’uomo è la colonna vertebrale, con il midollo spinale. In essa scorre un flusso di energia, la cosiddetta energia vitale. Nello Yoga questa principale corrente energetica viene chiamata energia Kundalini, anche se si sta ancora discutendo su cosa sia esattamente, ma si può immaginarla come una parte dell’energia creativa e  primordiale della vita.
 
La colonna vertebrale energetica ha aree e sezioni con diverse frequenze e perciò è anche un centro di controllo per il rifornimento di energia dell’individuo come il sistema nervoso e i meridiani.
 
Nell’agopuntura e nella riflessologia, influenzando i centri energetici si influisce anche sulle aree che sono rifornite da questo centro. Questo spiega perché, correggendo la spina dorsale, si riesca anche a pensare e a usare meglio il cervello.
 
L’energia non è solo forza e vitalità, ma anche e sempre informazione. Immaginiamo una radio….Noi non siamo in grado di percepire le onde radio, tuttavia esistono e sono misurabili. Sono onde energetiche(elettro-magnetiche) con diverse frequenze.
 
Quando abbiamo un ricevitore radio con altoparlanti, dapprima udiamo solo rumore e crepitio. Quando però sintonizziamo il ricevitore sulla giusta frequenza, allora come per miracolo, udiamo un linguaggio e, se capiamo questo linguaggio, allora abbiamo delle informazioni. L’energia quindi, non è solo energia, ma è intelligenza e consapevolezza!
 
La spina dorsale da un punto di vista simbolico si potrebbe correlare anche  con l’accumulazione delle esperienze di vita.
 
Alcuni dicono corrisponda a una “scala”, ovvero ogni vertebra (o metamero) sarebbe un gradino di esperienza e in certa misura forse di consapevolezza: la colonna è composta da 33 vertebre.
 
Alla fine della scala e delle esperienze di vita rappresentate dalla colonna, ovvero compiuti i 33 scalini attraverso un movimento attivo, si prospetta una liberazione.
 
 
La colonna è il nesso di giunzione delle 3 cavità: cranio, torace e bacino.
 
La colonna è ciò che assicura la connessione: una linea verticale che unisce, cioè fa da ponte tra i 3 livelli (Terra, Uomo, Cielo), connettendo ciò che è Sacro
 
(ma separato, messo in riserva, con riferimento all’osso sacro) , con l’Alto da cui esso proviene (simboleggiato dalla volta cranica).
 
Le curve della colonna, come un serpente, ci ricordano che la vita si ha nel movimento e il movimento dell’esperienza non è lineare e retto, ma si adegua ai vuoti e ai pieni.
 
La colonna vertebrale è sempre di centrale importanza nella pratica dello Yoga:
tramite posture, respirazioni, mudra, bandha, meditazioni e affermazioni .
 
Sulla quale avviene un lavoro mirato e completo che trasforma le emozioni, scioglie traumi, e libera il corpo e le energie sottili.
 
La colonna vertebrale, quale portatore dei canali energetici centrali, non solo spesso subisce tensioni e dolori, ma si possono formare blocchi energetici che causano malesseri semplici e molto diffusi come il mal di schiena, ma anche problemi organici, fino alle depressioni, e perfino blocchi spirituali.
 
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Fig. 5
 
 


L’asse della Colonna si compone di:                    (Fig. 5)  
 
 
5 sacrali, fuse:  e sono la connessione tra microcosmo (uomo) e macrocosmo (tutto l’intorno). Il Sacro è il bambino, per cui tutto il mondo è se stesso (tutto “mio”), unito al mondo ma allo stesso tempo separato, non ancora formato (le vertebre fuse) ma ancora al massimo delle sue potenzialità, ancora connesso con l’Uno. Problemi sacrali sono problemi delle fondamenta.
 
5 lombari: il bambino è formato e conosce il mondo, la molteplicità. I problemi lombari avranno a che fare con il mancato accordo con il mondo e con le sue stagioni, le sue fasi.
 
12 toraciche: l’uomo entra nell’ “ordinarietà” della vita, che si distribuisce in ogni dove. I problemi dorsali sono in genere problemi relazionali.
 
7 cervicali: Il compimento dell’opera umana, l’evoluzione umana passa attraverso una “piccola morte”: finito un lavoro, bisogna arrestarsi per poter ricominciare. Problemi cervicali sono in genere relazionati col “non sapersi fermare” o non saper rinunciare.
 
 
Quindi per lo Yoga, assumere una posizione perfettamente eretta significa favorire il passaggio verso l’alto della consapevolezza interiore e conquistare una dimensione più nobile dell’esistenza. Più spirituale, più aperta alla comprensione dell’universo che ci circonda, al legame che c’è tra tutti gli uomini.
 
È insomma un altro modo per migliorare il nostro stare qui, ogni giorno, in questo mondo.

 
Bibliografia:
La salute della schiena –Klaus-Dieter Thomann
Fisiologia Spirituale –Tanja Aeckersberg
Anatomia per il movimento –Blandine Calais-Germain

Meditare facendo i lavori domestici....

Il monaco Tulku Thondup ha lavorato per tutta la sua vita nella traduzione e nell'interpretazione di antichi testi di buddismo tibetano ed ha pubblicato una dozzina di libri che parlano dell'insegnamento buddista.
Dopo aver vissuto in Tibet, in India e negli Stati Uniti e dopo aver partecipato attivamente alla vita pubblica e accademica, in questo periodo si è ritirato in un monastero, luogo da dove gestisce il proprio sito web. Oltre a questo, sembra che per l'uomo pulire il monastero sia uno dei compiti spirituali più importanti.

Se fossimo in grado di superare la virtù, il merito e lo scopo di pulire, saremmo capaci di apprezzare il compito come un privilegio, invece che come un peso. Non ci sembrerà più un lavoro sporco, bensì la prenderemo come un'opportunità per praticare la meditazione in una maniera unica.
Potrebbe anche diventare una fonte incredibile di benefici e un modo per far crescere la nostra forza spirituale, mentale ed emotiva. Pulire il luogo dove abitiamo in maniera consapevole, può trasformare la nostra vita, perché ci permette di liberare la mente e di non pensare ai problemi, di rafforzare la nostra concentrazione, di meditare sui movimenti e di crescere spiritualmente.

Questo spazio sacro che ci da così tanto, ha delle necessità che a volte trascuriamo, soprattutto, per via dei mille impegni quotidiani. Così le faccende si accumulano, i vestiti si ammucchiano nell'armadio, i piatti sporchi crescono nel lavello della cucina e non troviamo più nemmeno un piccolo spazio, dove poter appoggiare qualcosa.
A questo punto, la casa cessa di essere un rifugio per diventare un luogo che genera stress ed infelicità, diventa un peso non solo fisico, bensì anche mentale e spirituale. È come se la casa ci stesse crollando addosso, si tratta di quella sensazione che non ci permette di concentrarci su nulla e che ci fa lasciare tutto a metà.

Di seguito i consigli del monaco buddista Tulku Thondup:

1# "Chi non si prende cura degli oggetti, non si prende cura nemmeno delle persone". Non dobbiamo dimenticare che ogni oggetto è stato creato grazie al lavoro di qualcuno e, per questo, dobbiamo prestare attenzione e prendercene cura quando è il momento di pulirlo mostrando rispetto e gratitudine per questo lavoro.

2# " Dovremmo essere grati delle cose che ci sono servite". Dobbiamo riciclare quello di cui non abbiamo più bisogno, per fare in modo che qualcuno a cui serve possa continuare ad utilizzarlo.

3# "Se cominciamo quando c'è silenzio, circondati dalla calma, quando ancora la vegetazione e le persone nei dintorni dormono, il nostro cuore si sentirà in pace e la nostra mente limpida". È per questo motivo che dovremmo cominciare a pulire durante le prime ore della giornata, mentre prima di dormire, dovremmo limitarci solamente a riordinare un po', per agevolare il lavoro del mattino successivo.

4# "Dobbiamo aprire le finestre e lasciare che circoli l'aria per tutta la casa prima di cominciare a pulire". L'aria fresca ci farà avere più voglia di pulire e, inoltre, ci permetterà di "entrare in contatto con la fragilità umana, la natura e la forza della vita".

5# " Non lasciare i piatti sporchi di cibo durante la notte". I piatti si lavano quando finisce il giorno e i rifiuti organici si trasformano in compost per le piante. Tutto in casa funziona come un ecosistema.

6# "Quando stai pulendo, pensa solo a ciò che stai facendo in quel momento". Evita che la tua mente divaghi o che si concentri su altre cose. Mantieni la tua attenzione sul "qui ed ora" del compito che stai svolgendo.

7# "Dividi sempre i lavori domestici con gli altri membri della famiglia o con le persone con cui condividi la casa". Così imparerai a dare il giusto valore al lavoro degli altri e capirai che tutti dipendiamo l'uno dall'altro.

Non è un caso che in molte culture e religioni risalti l'importanza della pulizia, per esempio, un discepolo di Buddha disse che raggiunse l'illuminazione mentre spazzava i pavimenti….

                                       

Il corpo è come uno Yantra!

La forma geometrica è come un catalizzatore delle energie ! Assumere e mantenere la forma dell'Asana per attirare e emanare
le energie praniche e cosmiche.

Lo Yoga insegnato secondo la tradizione autentica , si differenzia dalle altre discipline o insegnamenti di tipo pseudo salutistico e sportivo, perché chiede al praticante di usare la mente per agire sul corpo , e usare il corpo come uno strumento della mente.
Il Raja-Yoga rappresenta l'estensione più mentale e meditativa della pratica dello Yoga puramente fisico, come viene considerato quello che riguarda le posizioni e i movimenti di allungamento, tonificazione, e rinforzo del corpo fisico, anche se nello Yoga non c'è mai niente di puramente fisico!

Ma comunque  il presupposto da cui parte il Raja-Yoga, e che il corpo deve essere già stato posto in una condizione di salute e di efficienza tale almeno da poterci permettere  di mantenere una posizione stabile e non disturbata da risentimenti e fastidi, in quanto il corpo è sempre il presupposto e la base su cui costruire la nostra ricerca interiore.

Potremmo mai pensare di concentrare la nostra mente in tecniche respiratorie avanzate di Pranayama o di Concentrazione (Dharana), se dopo pochi minuti la schiena o le gambe ci richiamano alla loro attenzione con dolori o fastidi?
Se occorrono poi non meno di 8-10 minuti per cercare di calmare una respirazione ed una mente già di per sé  svolazzante in mille fantasie tra passato e futuro, con un corpo non stabile e infastidito già dopo pochi minuti …Quale mai potrà essere il risultato del nostro sforzo…?

Quindi è già nella pratica delle posizioni (Asanas) che dobbiamo   fondere la nostra mente ed ancora di più cercare nel simbolo che essa rappresenta, la fonte e lo stimolo per viverla ed eseguirla con un maggiore approfondimento mentale.
Così l'Asana potrà davvero diventare come uno Yantra e cioè : un vero catalizzatore di energie per attirarle emanarle sia verso noi stessi che verso l'esterno.

In questo modo la pratica delle posizioni sarà già esse stessa l'inizio di un approfondimento mentale che aprirà la porta verso il Raja-Yoga.
                  
Come stai...?

Ho trovato questo straordinario messaggio sul sito del Maestro Thich Nhat Hanh , un Monaco Buddista Vietnamita , a cui sono molto vicino mentalmente e spiritualmente e vi invito a leggerlo ...fino in fondo se potete !

C’è una domanda molto comune che le persone usano rivolgersi e che, proprio per il suo carattere rituale, di regola viene percepita come una semplice forma di cortesia. Ad essa solitamente si risponde in maniera evasiva, con formule altrettanto di circostanza. La domanda è: “Come stai?”
E’ una domanda che merita più considerazione. Prova a portela: Come stai? Come stai proprio adesso, in questo preciso momento? Prenditi un istante e prova a osservare con calma il tuo corpo e la tua mente: sei davanti al monitor, gli occhi puntati a leggere con qualche sforzo queste parole sullo schermo luminoso, una mano appoggiata sul mouse, le dita pronte a cliccare… Forse la spalla e il collo sono contratti, la schiena un po’ incurvata, il respiro corto… E probabilmente la prospettiva di leggere un testo che da qui si prospetta lungo (su Internet, poi, dove il tempo è denaro!) suscita in te una sottile tensione, un’oscillazione tra la volontà di proseguire la lettura e la tentazione di rimandarla a un momento di maggior freschezza, saltabeccando via in cerca di qualcosa di meno impegnativo.
Niente di sorprendente: piccoli stress di questo tipo non sono per nulla rari, nel corso di una giornata qualsiasi – non parliamo poi di stress ben maggiori… Raro è invece che qualcosa o qualcuno intervenga con un break a farceli notare mentre li stiamo vivendo. Del resto, perché dovremmo perdere tempo in simili futilità?
Una storiella zen racconta di un uomo su un cavallo: il cavallo galoppa veloce, e pare che l’uomo debba andare in qualche posto importante. Un tale, lungo la strada, gli grida: “Dove stai andando?” e il cavaliere risponde: “Non so! Chiedi al cavallo!”.
C’è qualche somiglianza tra questa storia e la nostra: anche noi stiamo cavalcando un cavallo, non sappiamo dove stiamo andando e non ci possiamo fermare. Il cavallo è la forza dell’abitudine che ci spinge in una certa direzione, senza che noi si possa fare niente: corriamo sempre, e correre diventa il nostro modo di vivere. Spesso siamo così indaffarati che ci dimentichiamo cosa stiamo facendo e persino chi siamo. Persi in mille preoccupazioni, rimpianti, paure, sogni a occhi aperti, ci dimentichiamo di guardare e apprezzare le cose che ci circondano, le persone che amiamo, finché non è troppo tardi. Quella che sto vivendo, pensano molti di noi, non è la mia vita vera: quella appartiene al passato, a quando ero giovane, oppure è rimandata a quando avrò più denaro, o una posizione migliore, una casa più grande, la laurea, una fidanzata, un figlio… E nel frattempo viviamo come in un’eterna parentesi, immersi in una bolla di sofferenza opaca di cui neppure ci rendiamo conto, convinti che le condizioni attuali non consentano alcuna vera felicità.
Anche quando abbiamo del tempo libero, non sappiamo come entrare in contatto con ciò che sta succedendo dentro e fuori di noi. Così accendiamo il televisore, prendiamo in mano il telefono, sfogliamo una rivista, apriamo Internet, qualsiasi cosa pur di sfuggire a noi stessi. Combattiamo tutto il tempo, anche durante il sonno. Dentro di noi c’è la guerra, ed è facile che questo faccia scoppiare una guerra con gli altri.
Cambiare questo stato di cose è possibile, se lo vogliamo. La prima cosa che dobbiamo imparare è l’arte di fermarsi: fermare i pensieri, le abitudini, le emozioni forti che ci condizionano. La paura, la disperazione, la rabbia e il desiderio possono essere fermati adottando uno stile di vita più lento, più consapevole. La consapevolezza ci mette in grado di riconoscere la forza dell’abitudine ogni volta che si manifesta.
“Ciao, forza dell’abitudine, so che sei lì!”. Senza aggressività, senza combattere: se solo le sorridiamo, perderà molta della sua carica. La presenza mentale è l’energia che ci permette di riconoscere la forza delle nostre abitudini e impedisce loro di dominarci e di farci soffrire.
In oltre due millenni di storia, le tradizioni del buddhismo hanno messo a punto alcune semplici pratiche che, se inserite nella nostra giornata, possono allenarci a rimanere in contatto con il momento presente, con la vita che si svolge proprio adesso, piena di bellezze e meraviglie: un neonato, un fiore, una nuvola, una stradina sassosa, il sole che sorge nel cielo… Possiamo essere molto felici, se solo siamo consapevoli di ciò che sta davanti a noi :
il respiro consapevole, il camminare consapevole, il mangiare consapevole, il sorriso consapevole.
Se vuoi, puoi provare ad adottarne qualcuna, e vedere che cosa succede nella tua vita. Per saperlo, la domanda da porti è sempre la stessa: “Come stai?”

Come stai, adesso?
Grazie Maestro Thich Nhat Hanh !
www.esserepace.org

Web from : Franco Di Mantova
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